Fauna e flora

Leonessa è situata a 974 metri di altitudine sul margine meridionale di un vasto altopiano appenninico della superficie di circa 50 kmq, nell’Alta Sabina a confine tra Umbria e Abruzzo a 36 km a nord-est di Rieti. L’ambiente è ricco e vario e dagli anni 70 gode di una certa protezione, poiché la Regione Lazio vi ha istituito un’oasi naturalistica; esiste peraltro un progetto della Provincia di Rieti per costituirvi un Parco.
torrentetascinoIl torrente Tascino, che nasce alle falde del Terminillo e taglia l’altopiano per gettarsi nelle acque del Nera a Triponzo, costituisce il corso d’acqua più significativo anche se a seguito del terremoto del 1703 ha subito un interramento nel suo tratto finale. Il Tascino ha comunque carattere stagionale e si forma soprattutto con lo scioglimento delle nevi.
Tutto intorno all’altopiano si erge un’imponente catena montuosa, con una superficie di circa 150 kmq, che culmina con il massiccio del Terminillo (m. 2214) Tra le altre cime spiccano il Monte Cambio (m. 2081), il Monte Boragine (m. 1829), il Monte Tilia (m. 1735), il Monte la Croce (m.1626) che sovrasta Leonessa e deve il suo nome alla croce che S. Giuseppe da Leonessa vi innalzò nel seicento.
Due terzi del comune di Leonessa, quindi sono costituiti da boschi e pascoli di montagna.
Oasi_4La vegetazione varia notevolmente a mano a mano che ci si eleva in quota. Alla base troviamo i boschi di caducifolie costituiti principalmente da cedui di roverella e cerro talora misti alle specie che prendono il sopravvento immediatamente più in alto. Si tratta di carpini (carpino nero e carpino bianco) e di frassini; aceri e sorbi in presenza minore completano il panorama. Il sorbo degli uccellatori (sorbo aucuparia) si trova anche a quote molte elevate vivacizzando i boschi con le sue centinaia di piccoli frutti a forma di pera e di colore rosso acceso riuniti a gruppi. Intorno ai mille metri di quota iniziano i boschi puri di faggio, anch’essi governati a ceduo e che si spingono fino a circa 1700 metri, quota alla quale le piante arboree cedono il passo ai pascoli che, salvo qualche cima particolarmente scoscesa, ricoprono i fianchi dei monti fino alla cima compresa. Nei boschi di Riofuggio e della Vallonina sono presenti anche alcune specie rare (Thalictrum foetidum, Pirola seconda e Saxifraga granulata). Dai 1000 ai 1750 metri s.l.m. troviamo soprattutto il faggio e l’acero montano (le cui foglie in autunno assumono un caratteristico colore rosso), ma anche il corniolo, il pruniolo selvatico, il lampone, il sambuco e il nocciolo; nella zona delle Scangive sono presenti anche alcuni rari esempi di betulla bianca. Diffusi sono pure il ginepro nano e l’uva ursina (uva spina). Nella zona della Vallonina troviamo anche il tasso (Taxus bacata), l’agrifoglio (Liex aquifolium) e la belladonna (Atropa bellaonna). In primavera e in estate i prati si riempiono di molte specie floristiche: il bucaneve, la primula, l’orecchia d’orso, la viola calcarata, il narciso dei poeti, il crocus, il giglio rosso, il giglio martagone, la primula maggiore, il tulipano selvatico, la digitale rossa, la genzianella, la moneta del papa e l’anemolo fragolino.
lepreAnche la fauna è molto varia. L’orso è oramai scomparso, probabilmente anche il cervo. Il capriolo è raro ma ogni tanto viene avvistato. Il cinghiale ungulato è attestato nella zona pedemontana; molto diffuse sono le lepri, il ghiro, il quercino e lo scoiattolo. Tra i canidi sono presenti la volpe e, molto raro, il lupo. Tra i mustelidi sono presenti la donnola, il tasso, la puzzola e la faina. Il territorio ospita una delle comunità più numerose di uccelli nidificatori. I rapaci sono presenti nelle zone del massiccio del Terminillo, di Iaccio crudele e del Monte Capalbio; qui possiamo avvistare il falco pellegrino, l’aquila reale, la coturnice, il gufo comune (raro è il gufo reale), il picchio verde e il gracchio (il corallino e l’alpino).

Per conoscere meglio l’ambiente del Leonessano ci si può rivolgere al Centro di Educazione Ambientale di Fontenova.