Profilo paesaggistico

Leonessa è adagiata sull’orlo meridionale di un altopiano appenninico della superficie di circa 50 kmq., a 974 mt. slm.

Un profondo sperone, terminante con il monte Tolentino (mt. 1572), irrompe da nord come un rostro a dividere l’altopiano in due plaghe ben distinte: l’una, quella occidentale, più ampia ed omogenea, l’altra, quella orientale, più stretta ed accidentata. Tutt’intorno s’erge una catena di belle montagne, che raggiungono le massime altezze nel massiccio del Terminillo, disposto ad anfiteatro a ridosso dell’ abitato con i due corni del monte Terminillo (m.2216) e del monte Cambio (m. 2081).

La costituzione geologica del territorio, che presenta un aspetto prettamente umbro-sabino, è di notevole interesse, con documentazioni ben visibili che vanno dalle dolomie e dai calcari dolomitici del Lias inferiore, al rosso ammonitico del Lias superiore (caratteristica del versante orientale del monte Tolentino, dei dintorni d’Ocre e del primo tratto della gola di Vallonina, ove sono presenti calcari nodulosi, marni e scisti argillosi, generalmente rossi ma anche grigi e giallastri, ricchi di ammoniti), alla majolica del Cretaceo inferiore (un calcare bianco compatto, ben stratificato, che dà il nome a tutta una zona compresa tra il monte Terminillo e il monte Cambio), alla scaglia rossa del Cretaceo superiore (e cioè calcari marnosi rossi, che danno origine alla caratteristica pietra rossa dei monumenti leonessani, consistenti in lenti di conglomerato rosso a cogoli bianchi, presente soprattutto nella zona di Vallonina).

Nel triangolo compreso tra Volciano-Vallimpuni-Casanova, ad est di Leonessa, sono presenti tufi vulcanici del Pleistocene, collegati da depositi di conglomerati marne argille, con banchi di lignite alla base.

La zona si pone allo sbocco del secondo bacino lacustre, quello di Chiavano, tuttora interessato da un paesaggio di marcita servito da un emissario, il fosso Vetecone, che, dopo Vallunga, confluisce col Tascino- Corno. Analoga situazione si ritrova allo sbocco del secondo bacino lacustre, quello di Ruscio, i cui depositi ligniferi pliopleistocenici, di natura torbo-xiloide sono stati ampiamente sfruttati nel periodo fino al termine della seconda guerra mondiale.

Tutto il vasto altopiano leonessano, comprensivo delle due plaghe orientale ed occidentale, fu interessato dalle glaciazioni del quaternario, sino alle ultime del Wurmiano: ne sono chiara testimonianza i supersiti circhi glaciali del massiccio del Terminillo. Le glaciazioni procurarono l’assestamento del rilievo e trasportarono a valle cospicui depositi alluvionali: si vedano le caratteristiche conoidi di Casanova e di Vallefana. Apertosi un varco tra gli strati inclinati del Giurassico nei pressi di Monteleone, Il Corno si immette nella gola di Cascia per congiungersi dapprima con il Sordo-Torbidone, proveniente dalla conca di Norcia, quindi, a Triponzo, col Nera, proveniente dalla conca vissana.

L’altopiano ha condizioni ambientali ideali per il riposo del corpo e dello spirito: clima freddo asciutto d’inverno, con abbondanti nevicate sulle montagne dai 1300 mt. in su, e con punte che solitamente non vanno oltre i 17°; clima mediamente caldo nei mesi estivi, mitigato dalla ricca vegetazione arborea e dalle brezze di monte e di valle.

Vario il paesaggio: dagli speroni rocciosi del Terminillo e del Catabio, alle valli ricchissime di folte faggete lungo la gola di Vallonina, con ampie radure per il pascolo di branchi in libertà. Zone di particolare interesse paesaggistico, la gola di Vallonina, la Valle della Meta, lungo la quale si snoda la strada che sale sino a Sella di Leonessa (mt. 1901); la valle del Fuscello, che immette nella pianura reatina; i prati di S. Vito (m. 1080), nella catena montuosa a oriente dell’altopiano, poco oltre la frazione omonima.